MADRI
ILLUMINATE
Di Emanuela Geraci
Per presentare il lavoro che faccio con le mamme del
dopo parto, mi è venuto in mente di parlare di
illuminazione.
L’argomento mi è stato suggerito da una
frase che ho letto in un libro di Jane Swigart “Il
mito della cattiva madre”. Dice infatti: “ Non
abbiamo alcuna tradizione che esalti la cura dei figli
e tutto quello che comporta, rendendola un modo di raggiungere
l’illuminazione intellettuale e spirituale. Non
le viene dato il rispetto che merita”.
Questa frase è stata per me illuminante sotto
molti aspetti. E’ stata illuminante per il mio
lavoro di counselor, per capire meglio le donne che incontro
alle dieci lune, la loro bellezza, il loro coraggio.
Quando è nato mio figlio sono rimasta “folgorata
sulla via di Damasco”, riscoprivo l’essenza
delle cose, mi sentivo una filosofa greca a ripensare
con meraviglia e stupore, come per la prima volta, la
notte e il giorno, l’inizio e la fine, il perché delle
cose, il difficile cammino verso il centro di noi stessi.
Adorazione e miracoli erano il mio pane quotidiano. Mi
ha spalancato gli orizzonti, la magia e la vastità dell’universo.
La maternità è per davvero il modello,
l’archetipo di tutte le discipline spirituali,
di tutte le filosofie. E’ già successo nella
storia e continua a succedere, le donne l’iniziazione,
il valore del passaggio, del crescere, del nascere e
del morire, lo portano scritto nel corpo. Non hanno bisogno
di cercare lontano, nei cieli, nelle visioni, nel profondo
delle foreste. Noi l’illuminazione la portiamo
nel corpo.
E’ quello sguardo che si accende dentro di noi
e che ci guarda da dentro. Tutte noi conosciamo quello
sguardo.
E’ la consapevolezza che si accende nello sguardo
dell’altro, nella relazione con l’altro.
In quali e quanti sensi la maternità è un
cammino di illuminazione !
Allevare figli è una disciplina che ci insegna
moltissimo su noi stesse e sul mondo. Immedesimarsi con
un bambino, comportarci come lui, impariamo i nostri
limiti, riconosciamo quello che abbiamo vissuto. Ci confrontiamo
con la delusione e la frustrazione dell’essere
madri, con tutti i nostri progetti rimandati, con il
nostro essere imperfette, la nostra immaturità,
il narcisismo, la sensualità, l’indifferenza.
Non siamo poi così disponibili come credevamo,
tutto sommato preferiremmo tornare a lavoro, a volte
rischiamo di impazzire a reggere tutto il peso della
fatica e della responsabilità; di tutte le emozioni
che eravamo riuscite a nascondere con tanta fatica sotto
il tappeto. Spuntano fuori con prepotenza, e se non le
ascoltiamo condanniamo i nostri figli a continuare a
riviverle. Lo sappiamo, ma a volte è troppo difficile
!
In quasi tutte le religioni esiste la pratica della notte
interrotta, la veglia per sentire Dio più vicino.
Noi madri sappiamo cosa significa, svegliarsi nel cuore
della notte, interrompere il sonno, accorrere a vegliare
la nostra piccola divinità. Diventare madre, il
continuo lavoro per il bagno, i pasti, cercare un ordine
precario nel caos, sembra un lavoro da benedettino, da
certosino…è difficile curarsi delle “cose
mondane”, le priorità cambiano, sacrifichiamo
una parte dei nostri egoismi, impariamo a lavorare per
gli altri, senza aspettarci nulla in cambio.
Amiamo i nostri figli come noi stesse. Se a nostro figlio
viene il mal d’orecchio, le nostre orecchie cominciano
a farci male, esplode l’ansia per ogni piccolo
disturbo. I desideri personali devono trovare compromessi
con le esigenze dei nostri figli. I figli, a volte, ci
chiedono l’impossibile, ci chiedono di rispondere
con amore e tolleranza alle loro emozioni inaccettabili.
E’ difficile riconoscere, frenare, tollerare, contenere
l’aggressività dei bambini, le loro numerose
fantasie distruttive, se qualcuno non lo ha fatto per
noi.
Impariamo la lentezza, entriamo in uno spazio-tempo che
sembra un universo parallelo a quello quotidiano, il
valore della lentezza, del vivere momento per momento,
il valore della semplicità, di un gesto, di una
carezza, di un bacio, di uno sguardo, il contatto, così forte,
così esigente da diventare a volte insopportabile.
I bambini ci mettono in contatto con l’infinito,
con la notte buia dell’anima e i suoi tormenti,
e con la gioia, le beatitudini, le estasi.
I bambini sanno di pane, un odore può farci esplodere
di felicità.
Le loro feci ci disgustano, ci portano con i piedi per
terra, a volte le amiamo. Siamo solo esseri umani per
quanto nella vita possiamo andare lontano.
Stare con un bambino dà un senso di pienezza,
di soddisfazione, di allegria, come poche altre cose
nella vita.
Amare un bambino fin dalla gravidanza ci insegna che
l’amore è un possesso insicuro, che non
abbiamo certezze, che non siamo onnipotenti, che non
possiamo prevedere niente.
E’ davvero qualcosa di importante quello che mi
hanno insegnato le donne del dopo parto, qualcosa di
prezioso e vasto, un camminare insieme, a tutte un ringraziamento.
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