IL
PARTO IN CASA
"Che coraggio!"
Questo è, nella migliore delle ipotesi, ciò che
si sente dire chi ha scelto di partorire in casa...a
volte seguito da commenti di irresponsabilità ma
questi vengono fatti dietro le spalle...
Il parto in ospedale è diventato una normalità solo
da una quarantina d'anni eppure oggi è considerato
l'unica soluzione possibile.
Chi dice 'parto in casa' evoca l'immagine cinematografica
in cui l'eroe di turno chiedeva "acqua bollente e qualche
straccio...questa donna sta per partorire", nauralmente
in una situazione impossibile.
Per chi l'ha vissuto, invece, significa riappropriarsi
di un'evento magico, qual'è la nascita, e ricollocarlo
in un giusto scenario di intimità e calore. Ma c'è di
più...significa anche, per la donna, ritrovare il suo
ruolo centrale, scegliere ciò che è meglio per sè e per
il proprio bambino, ritrovare la sua forza e la sua naturale
caacità di partorire e, soprattutto, ritrovare fiducia
nelle sue potenzialità di donna.
La scelta
Spesso è una sensazione o il famoso sesto senso
delle donne che in gravidanza si acuisce ma può anche
essere frutto di lunghi ragionamenti. Non è importante
come ci si arriva, l'importante è sceglierlo con
decisione perchè si dovranno affrontare tanti
pregiudizi. Meglio ancora se la scelta è, da subito,
condivisa dalla coppia ma...ahimè...i maschietti
sono sempre contrari al parto in casa inizialmente, si
convincono solo dopo aver conosciuto l'ostetrica ed essersi
fatti rassicurare su tutti i possibili rischi e spesso
ne diventano attivi sostenitori.
E' importante quindi cercare da subito un'ostetrica che
ci guidi in un percorso di consapevolezza, una persona
fidata che ci sosterrà e ci sarà vicino in un momento
tanto delicato.
Il percorso
L'ostetrica può aiutarci e il nostro compagno può supportarci
ma al centro della scena ci siamo noi, il nostro corpo,
le nostre sensazioni.
Il corpo ci guiderà durante il travaglio a trovare
la posizione giusta, dobbiamo quindi fidarci completamente
di lui ma non siamo abituati a farlo, ci fidiamo di
più del medico!
E' bello scoprire, durante la gravidanza tutte le potenzialità
del nostro corpo che si modifica di giorno in giorno
adattandosi alle esigenze del bimbo che cresce. Dobbiamo
prendere confidenza con la nostra zona pelvica, toccarla,
conoscerla, prendercene cura; lo sport (con moderazione),
lo yoga, la danza, ognuna troverà il suo modo
per ricontattare le parti più intime del suo
corpo. Durante il travaglio la mente sarà, per
una volta, al servizio del corpo, attraverso la meditazione
e la respirazione possiamo abituarci a renderla silenziosa.
Prepariamo la stanza che abbiamo scelto per partorire,
non importa se poi avverrà da un'altra parte, è anch'esso
un modo per immergerci dentro noi stesse, immaginiamo
come vorremmo il nostro parto, quali luci, colori,
suoni, odori desideriamo. Cos'altro ci può essere d'aiuto?
Forse dei cuscini, una poltrona, qualche oggetto caro
da stringere a sè...
Negli ultimi giorni forse la fiducia crollerà, aumenteranno
i dubbi, la stanchezza prenderà il sopravvento...non
importa , al momento giusto ritroveremo tutto ciò che
abbiamo coltivato nel nostro percorso-gravidanza.
Ce la farò? Sarò abbastanza brava? Sarò abbastanza
forte?
La donna sa partorire e il bambino sa nascere: questa
è una verità indiscutibile. Il parto è il
passaggio che deve attraversare la donna per diventare
madre, una prova che le faccia comprendere tutta la
sua forza e il suo coraggio e ne uscirà cambiata,
durante il travaglio attingerà nel profondo
di se stessa e troverà
delle risorse che non sospettava di avere. Per questo
è tanto importante che la donna si senta libera.
Scegliere le persone che vuole avere vicino ed essere
in un'ambiente protetto saranno elementi fondamentali
per potersi lasciare andare, per farsi trasportare
e abbandonarsi fiduciose al vortice di sensazioni;
tutto è permesso, muoversi, danzare, cantare,
urlare ma anche ansimare, mugolare, lamentarsi o semplicemente
stare in silezio.
Una donna può vivere una splendida catarsi,
un'altra può viaggiare in un sogno, un'altra
ancora pregare e meditare, non ci sono regole, non
ci sono cose giuste o sbagliate.
Come possono le procedure ospedaliere standardizzate
andare bene per tutte le donne? Come può la luce, il
rumore , il passaggio di estranei influire in modo
positivo sul travaglio?
Come può un'ospedale inventato per curare le malattie
essere il luogo giusto per partorire?
Dalla parte del bambino
Una volta si credeva che il bambino, non avendo ancora
il sistema nervoso ben svilupato, non avesse sensazioni
di freddo, caldo, dolore, paura...ora sappiamo che
non è così! Diventa quindi un dovere quello di dedicare
tutti i nostri sforzi nell'addolcire il più possibile
il suo passaggio alla vita extrauterina.
Se ci mettiamo nei suoi panni è molto semplice capire
i suoi bisogni: poca luce, silenzio, calore e soprattutto
il contatto con la mamma, unica sicurezza per il bambino.
Quel contatto che è così importante anche per la mamma
che come il suo piccolo deve abituarsi a questa nuova
realtà, dopo nove mesi di contatto continuo.
Bisogno di intimità
Dopo il parto tutto ciò che desiderano la mamma
e il bambino sono pace e tranqullità. Il corpo
della donna ha dato il massimo durante il parto e ora
non chiede che riposo vicino al suo bambino, Anche il
papà che
durante il travaglio è rimasto lucido (forse gli occhi
sono velati ancora dall'emozione) e ha dato tutto il
suo supporto, a volte anche fisico alla sua compagna
ora può rilassarsi e guardare quella creatura
che ha tanto immaginato.
Che bello essere tutti insieme nel lettone, potersi
guardare e abbracciare, avere il proprio bagno a disposizione,
poter stare vestiti come si vuole, riposare, festeggiare...che
bello essere a casa!
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